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Home Ambiente e Qualità Emissioni inquinanti Distruttori endocrini: sono ovunque e causano sterilità e tumori
Emissioni inquinanti

Distruttori endocrini: sono ovunque e causano sterilità e tumori

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Sono sostanze come diossine, policlorurati, atrazine, ftalati e micotossine che agiscono modificando l'attività ormonale e sono tra le principali cause del manifestarsi di danni all'apparato riproduttore, dell'incremento della sterilità maschile e di alcune patologie tumorali.

Diossine, policlorurati, atrazine, ftalati e micotossine: sostanze diverse ma dagli effetti simili.

Agiscono modificando l'attività ormonale e sono tra le principali cause del manifestarsi di danni all'apparato riproduttore, dell'incremento della sterilità maschile e di alcune patologie tumorali.

Dati recenti li associano all'aumento dei casi di tumore al testicolo, del decremento pari al 30% della fertilità maschile e, nelle popolazioni esposte, dell'aumento fino a 12 volte del rischio di aborto spontaneo nelle donne.

Gli esperti li chiamano "interferenti endocrini" in quanto agiscono sul sistema endocrino "imitando" l'azione degli ormoni prodotti naturalmente dal corpo umano, alterandone l'equilibrio.

La pericolosità di queste sostanze dipende da diversi motivi: prima di tutto la loro diffusione.

Si trovano praticamente ovunque: nell'ambiente, negli oggetti di uso quotidiano o negli alimenti.

Presi singolarmente e in modeste concentrazioni non hanno particolari effetti, ma la loro elevata persistenza nell'ambiente e soprattutto la loro tendenza ad accumularsi e legarsi con effetto sinergico con altre sostanze fanno sì che il loro impatto sulla salute e sull'ambiente sia rilevante. Molte di queste sostanze sono state da tempo vietate, soprattutto in Europa, ma tante altre restano in circolazione.

Un esempio per tutti è una sostanza chiamata "Bisfenolo A" (BPA). Utilizzata nella produzione di policarbonati e di resine epossidiche, è presente nei biberon, nei contenitori di plastica, nel rivestimento interno delle lattine, delle scatolette, dei tappi e dei vasetti di vetro, nelle tubature e nei serbatoi per l'acqua potabile, in quelli per lo stoccaggio del vino e persino in alcuni sigillanti dentali.

Un'altra categoria di queste sostanze molto diffusa è quella dei "Polibromurati difenili" (PBB), utilizzati come ritardanti di fiamma nei tessuti ignifughi e nelle plastiche, sono presenti nel 75% dei componenti plastici utilizzati per costruire computer e televisori.

La maggior parte dei riscontri negativi l'hanno i fitofarmaci: insetticidi, fungicidi ed erbicidi. Se nel dopoguerra era il DDT ad essere uno dei principali imputati, ora sono le sostanze come le atrazine, il lindano e il carbofurano ad esserlo.

Distruttori endocrini sono presenti anche in alcuni antiossidanti alimentari, nei conservanti dei cosmetici e nei detergenti domestici. Infine, sostanze che possono interferire negativamente col sistema endocrino sono presenti anche in natura: i fitoestrogeni sono ormoni prodotti naturalmente da diverse specie vegetali e le micotossine sono contenute in molti funghi e muffe e potenzialmente presenti in alimenti come cereali, mais e frutta secca.

Da una nota del Ministero dell'Ambiente - che riporta dati comunitari - sono state individuate ben 320 sostanze che possono avere effetti negativi sul sistema endocrino, ma solo per 269 di queste sono previste misure di controllo e restrizione. Per le restanti 51 - benché reputate sostanze che generano "preoccupazione equivalente a quelle classificate estremamente preoccupanti", non esistono ancora restrizioni o controlli di sorta.

Il problema dell'interferenza endocrina è presente anche negli animali, con gravi ripercussioni sugli ecosistemi. In alcuni uccelli si è notato ad esempio un assottigliamento dello spessore del guscio delle uova. Particolarmente esposti sembrano essere gli animali che vivono in ambiente acquatico, come pesci e anfibi. Studi effettuati in natura e in laboratorio hanno evidenziato fenomeni di "inversione sessuale", cioè dello sviluppo di caratteristiche maschili nelle femmine e viceversa. Tale inversione nel pesce spada è stata stimata intorno al 14%.

Studi eseguiti anche su alcuni pesci - che poi entrano nella catena alimentare - hanno evidenziato elevate concentrazioni di diossine e PCB (Policlorurati bifenili). I pesci nei quali sono state riscontrate le concentrazioni più elevate sono state le aringhe.

Il Ministero dello Sviluppo economico ha però stanziato 120 milioni di Euro da destinare a progetti innovativi che consentano la produzione di sostanze innocue equivalenti in grado di sostituire quelle ad interferenza endocrina.

Una grande opportunità per i nostri ricercatori una speranza per la nostra salute, per l'ambiente.

 

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